
giovedì 29 ottobre 2009
lunedì 12 ottobre 2009
Lino Jannuzzi il re della campagna stampa
Ecco l'articolo: http://iltempo.ilsole24ore.com/servizi/2007/10/03/1041-informativa_trattamento_dati_personali.shtml
é incredibile l'opera di mistificazione nella quale ogni persona non ben informata cadrà nel leggerlo (quasi tutti i lettori).

é incredibile come il quotidiano IL TEMPO arriva a conclusioni accertate è un mistero.
Come che la seconda trattativa sia una bufala soltanto perchè Riina è andato in galera. Perchè? qualcuno ha detto che l'ultima presunta trattativa la ha fatta Riina???
Bè, per esempio, esiste anche PROVENZANO (con il quale Ciancimino era in ottimi rapporti ed è infatti l'ipotesi più accreditata).
Vi ricordo anche che il generale MORI è indagato dal tribunale di Palermo, insieme al suo vice, col. Mario Obinu, per favoreggiamento alla mafia a causa della mancata cattura di Bernardo Provenzano nel 1995. Secondo il generale Michele Riccio, furono Mori e Obinu ad avergli impedito di catturare Provenzano in un casolare di Mezzojuso indicato dal mafioso suo confidente Luigi Ilardo, poi assassinato da Cosa Nostra subito dopo aver accettato di collaborare con la giustizia.
Dovete assolutamente leggere questa testimonianza di Riccio, sono 50 pagine veramente allucinanti e appassionanti: http://temi.repubblica.it/micromega-online/un-processo-di-cui-e-meglio-non-parlare/
La ricostruzione di Anno Zero a differenza di quanto vuol far sembrare in quel articolo non arriva a nessuna conclusione, ha solo esposto i documenti attualmente conosciuti e riconosciuti pubblicamente.
Jannuzzi dimentica anche la mancata e mai sufficientemente spiegata perquisizione del suo covo di Riina.
Quell'articolo è molto inquietante, per come è scritto, per come vuole arrivare a certe conclusioni riducendo alcuni avvenimenti distorcendoli. Per come arriva perfino a dire che Travaglio ci stà cercando di nascondere la verità, assurdo.
Vi svelo l'arcano:
Quel giornale è finanziato dalla destra italiana e diretto dall'ex portavoce del Ministro dell'Interno Claudio Scajola. E che il giornalista che scrive l'articolo (Lino Jannuzzi), dal 2001 al 2008 è stato senatore, per due volte nelle file di Forza Italia, ora scrive per Panorame e Il Giornale. Coincidenza.
È risultato oggetto di discussione nelle intercettazioni della Procura di Palermo, nei primi mesi del 2001. Il boss Giuseppe Guttadauro, parlando nella propria abitazione con l'amico mafioso Salvatore Aragona, stava organizzando una campagna stampa a favore dei colleghi detenuti; quest'ultimo gli avrebbe segnalato Giuliano Ferrara e lo stesso Lino Jannuzzi che <
ragona verrà invitato da Dell'Utri a Milano, per la presentazione di un libro di Bruno Contrada, proprio con Jannuzzi. «E Jannuzzi, guarda caso, promuoverà in Parlamento una commissione d'inchiesta contro i pentiti».
Famoso per campagne giornalistiche contro i giudici di Milano. Per le quali è stato CONDANNATO.
mercoledì 23 settembre 2009
presunti FAKE POLITICI su Facebook e MONIA LUSTRI
Ecco un presunto FAKE...
L'utente Facebook vero dovrebbe essere: Monia Lustri (Ex Forza Italia, Ex Idv, ora UDEUR, ma forte sostenitrice di Silvio Berlusconi).
due presunti Fake per cui si spaccia dovrebbero essere:
- Paola Melis
- Azzurra Mancini
venerdì 18 settembre 2009
Appunti su Clementina Forleo.
Clementina Forleo
Il magistrato Clementina Forleo, reo di aver portato avanti l'indagine sulle scalate bancarie, come ormai tutti sanno, è stata cacciata da un Consiglio Superiore supino e obbediente agli ordini politici. L’inchiesta però è andata avanti comunque:
Maggio 2009 Clementina vince al TAR
Clementina Forleo non doveva essere trasferita a Cremona, doveva rimanere a Milano e ha stabilito dunque che è totalmente illegittimo il decreto del suo trasferimento. Le citazioni precise del Tar si traggono dall’unico giornale che ha raccontato questa vicenda “Il Corriere della sera”.
Vi ricordate quando l’hanno trasferita? Mesi e mesi di linciaggio mediatico, chilometri di piombo. Ora Repubblica con DIECI RIGHE: “Il Tar annulla il trasferimento” come se fosse una cosa amministrativa.
Il Tar ha detto:
a) che non doveva essere trasferita;
b) che non si poteva per legge trasferirla per le sue esternazioni.
Perché? Perché la nuova legge sull’ordinamento giudiziario implica che il trasferimento d’ufficio per incompatibilità ambientale può essere disposto soltanto quando siamo in presenza di un comportamento incolpevole del magistrato, cioè quando il magistrato si ritrova per ragioni di amicizia o di parentele a essere incompatibile con il posto dove svolge le sue funzioni. Ma dato che in questo caso alla Forleo venivano contestate delle esternazioni deliranti che descrivevano in maniera eccessiva situazioni allarmanti, quelli erano comportamenti o colpevoli o colposi e quindi andavano trattati in sede disciplinare con tutte le garanzie del caso. Cosa che non le è stata garantita; e in più,scrivono i giudici, il Consiglio Superiore della Magistratura, non avrebbe dovuto respingere la istanza che
Dunque quando tutti dicono che
Luglio 2009 La seconda immunità.
Il 22 luglio 2009 il senato ha negato l'autorizzazione all’utilizzazione di intercettazioni di conversazioni telefoniche sui senatori Nicola Latorre (PD) e Luigi Grillo (PDL). Le intercettazioni delle conversazioni telefoniche non potranno essere usate dall’autorità giudiziaria. Anche qui tutti i giornali, o hanno omesso la notizia o con minuscoli articoli non ben visibili hanno dato la notizia (vedi “
MORALE
Sarebbe bene che chi giustamente rinfaccia le questioni morali, le questioni politiche, le questioni di correttezza, in particolare a Berlusconi, dovrebbe ricordarsi anche delle proprie. Il caso Unipol è un macigno che, dal punto di vista penale, può anche essere rimosso con le immunità italiane e europee, ma dal punto di vista morale questo è un fardello che il signor D’Alema e il signor Latorre si porteranno.
Appunti (di Carlo Vulpio)
lunedì 31 agosto 2009
Pierluigi Bersani, Bologna 28 agosto 2009
tempestivo il ragazzo: http://www.youtube.com/watch?v=LtoUsbJ0CWI
lunedì 24 agosto 2009
L’Antimafia Pignorata
di Claudio Fava
Mer, 29/07/2009 - 07:07
Quando ammazzarono Giuseppe Fava, una sera di 25 anni fa, i ragazzi dei Siciliani provarono a immaginare come sarebbe stata la loro vita da quella notte in poi. Diversa, irrimediabilmente: lo capirono subito. E misero nel conto molte cose: dolore, fatica, solitudine e un giornale da tenere in vita a morsi. Nessuno di noi pensò che un quarto di secolo dopo lo Stato avrebbe presentato il conto economico di quella morte: 100 mila euro da pagare in moneta sonante per i vecchi e miseri debiti del giornale, riveduti e corretti da una sentenza del tribunale con il solito corredo di more e interessi passivi. Tre mesi di tempo per saldare, pena la vendita forzosa delle nostre case già pignorate per ordine dei giudici. Una di queste, ereditata dai suoi figli, è la casa in cui nacque e visse Giuseppe Fava.Anch'essa sotto sigilli, in attesa che sia fatta giustizia. Ora, il problema non sono questi denari: forse si potranno racimolare, è già partita una catena di indignata e stupefatta solidarietà che dimostra l'esistenza in vita di un'Italia civile, nonostante tutto. Il problema è l'insegnamento che ciascuno di noi dovrebbe trarne e trasmettere ai propri figli: cari ragazzi, se malauguratamente un giorno la mafia dovesse ammazzare vostro padre invece di affannarvi a proseguire il suo mestiere e la sua ricerca di verità mettetelo da parte, quel mestiere. Dedicatevi ad altro, andate via, rassegnatevi. Altrimenti, prima o poi, vi presenteranno il conto. Avremmo dovuto far questo? Seppellire Fava e chiudere i Siciliani? Quel grumo di ragazzi (io avevo 26 anni, il più vecchio andava per i 30) scelsero la cosa sbagliata: il giornale non si chiude, si va avanti senza pubblicità, rinunziando ai propri stipendi. Sull'editoriale del primo numero in edicola dopo l'omicidio scrivemmo: «Ci dispiace arrivare in edicola con qualche giorno di ritardo per cause che non dipendono dalla nostra volontà». Ecco: nemmeno la soddisfazione di squadernare in pubblico il nostro dolore gli regalammo.
Andammo avanti per molti anni. Stipendi zero. Pubblicità zero. Conservo ancora una cortese letterina del Banco di Sicilia, lo stesso istituto di credito indebitato per decine di miliardi con i cavalieri del lavoro e coi loro ruffiani politici, che ci diceva di non voler acquistare una pagina di pubblicità sui Siciliani al prezzo di 250 mila lire. Certo, quando devi tirare avanti così contando solo sulle copie vendute ti tocca far qualche debito: carta, tipografia, fornitori. Bene: quei debiti, rivalutati dall'aritmetica giudiziaria, sono diventati oggi quasi centomila euro. Venticinque anni dopo: vendete le vostre case. Qualcuno vorrebbe sentirselo dire: abbiamo fatto male, ragazzi, tanto valeva piegare il capo. E invece sono qui a dirvi che, se pur dovremo pagare per un fottuto puntiglio giudiziario questi soldi, se pure ci toccherà riscattare ancora una volta la morte di Giuseppe Fava, tornando indietro rifarei ciò che ho fatto. E lo rifarebbero tutti i miei compagni dei Siciliani. A cominciare da quell'editoriale, nel gennaio del 1984: ci dispiace per questi giorni di ritardo, il nostro lavoro va avanti….
Ps. Se qualcuno vuol dare una mano è aperta la sottoscrizione sul conto corrente della «Fondazione Giuseppe Fava», IBAN IT22A0301926122000000557524
mercoledì 5 agosto 2009
Strane voci su Danila Subranni, capoufficio stampa e portavoce del Ministro della giustizia ALFANO

...Antonio Subranni, allora maggiore, fu nel 1978 il comandante del Reparto operativo del Gruppo Carabinieri di Palermo che guidò le indagini sull’omicidio di Giuseppe Impastato, avvenuto a Cinisi (Palermo) il 9 maggio1978 e che, quindi, fu il primo responsabile dei depistaggi commessi dall’Arma dei Carabinieri per affermare la falsa teoria secondo cui Impastato si era ucciso nel compimento di un attentato dinamitardo e per scartare la vera causale (poi affermata dalle sentenze) dell’omicidio di mafia compiuto su diretto ordine del capomafia di Cinisi Gaetano Badalamenti; la stessa sentenza emessa dalla Corte d’assise di Palermo nei confronti di Gaetano Badalamenti rilevò criticamente l’operato investigativo dei carabinieri allora guidati dal maggiore Subranni; nel 1990 il generale Antonio Subranni divenne il comandante del Raggruppamento operativo speciale (Ros) dell’Arma; secondo quanto può leggersi nella motivazione della sentenza emessa dalla Corte d’Assise di Firenze nel processo per le stragi mafiose del 1993, nella predetta qualità di comandante del Ros egli fu il più alto punto di riferimento istituzionale di un’inconcepibile trattativa instaurata con l’organizzazione mafiosa Cosa Nostra da due ufficiali suoi subordinati, l’allora colonnello Mario Mori e l’allora capitano Giuseppe De Donno, trattativa criminogena che sarebbe in atto al centro delle indagini delle Procure distrettuali antimafia di Palermo e Caltanissetta; ancora oggi il generale Subranni è indagato dalla Procura distrettuale antimafia...
Articolo completo QUA
Danila Subranni, capoufficio stampa e portavoce del Ministro della giustizia ALFANO, sembra essere la figlia del suddetto generale Antonio Subranni.
Il senatore del partito democratico Giuseppe Lumia ha presentato un’interrogazione parlamentare al Presidente del Consiglio...